Risorsa 04
Delivery.
Contenuti, storie, slide: è tutto pronto, chiuso nel laptop. Adesso c'è solo te, un microfono e una stanza che aspetta. Quello che succede nei prossimi minuti non lo decide più il file delle slide: lo decidi tu. E si decide prima, molto prima di salire sul palco.
Il messaggio fondamentale
Il talk va preparato.
Più lo prepari, meglio sarà. Sembra ovvio, e invece: alle conferenze sento ancora speaker che il giorno prima dicono, con un sorriso colpevole, "devo ancora finire le slide…". A loro, un pensiero solo.
"O sei uno dei massimi esperti di comunicazione al mondo,
o sono abbastanza certo che andrà male."
Il contenuto si costruisce come abbiamo visto nella terza risorsa. Ma il modo in cui lo consegni, voce, corpo, energia, si allena. Si prova. Si registra. Si riascolta. Nessun attore gira una scena alla prima cioccata: perché tu dovresti parlare alla prima?
Il modello
Il talk è un film. Avvincente, non palloso.
Un talk non è piatto: è un crescendo. Non parlo solo della storia che racconti: parlo di come la racconti. Guarda un documentario sugli animali, uno di quelli moderni: sono avvincenti, usano uno storytelling potentissimo. Fateci caso, la prossima volta. Se ci riescono con un ghepardo che insegue una gazzella, puoi riuscirci tu con un argomento che conosci a memoria.
La curva dell'energia
Immagina il livello di energia del tuo talk nel tempo. Idealmente è una retta che parte già alta e finisce più alta: un crescendo continuo. Come in un film, dove la fine è la parte più energica e interessante.
In pratica? Quasi nessuno ci riesce. Nessuno, nemmeno i film hollywoodiani, mantiene un crescendo continuo per tutto il tempo. Quello che fanno davvero è una curva sinuosidale: che va su e giù, ma sempre, nel complesso, andando in alto.
La scena dell'eroe in hotel
E questa forma è buona, non un compromesso. I momenti bassi servono: permettono a te di riprendere fiato, e al pubblico di riflettere, riprendere energie, assimilare quello che gli hai appena dato. Immaginali come quelle scene in cui l'eroe è nella camera di hotel dopo la doccia: la scena che viene subito dopo un'azione ad alta energia e impatto emotivo. Una scena filler apparentemente tranquilla: serve a digerire un pezzo di film appena concluso, o a introdurre la scena successiva.
Fai lo stesso con le tue slide e col tuo talk. Gioca con l'energia. Dopo il punto alto di una sezione, concedi la scena in hotel: un momento più calmo, una storia personale, il riassunto di quello che è appena successo. Il pubblico ti seguirà in fondovalle, se sa che stai salendo.
Le tecniche
Registrati. Poi ascolta. Poi guarda.
C'è un solo modo per sapere come sei davvero sul palco, ed è guardarti dall'esterno. Il pubblico ti vede e ti sente in un modo che tu, da dentro, non puoi conoscere. Allora fai ciò che farebbe un professionista: guardati e ascoltati come farebbe uno spettatore.
Fai il talk da solo e registrati
Dalla prima all'ultima slide, come se ci fosse la stanza. Non leggere le slide: parla. È un provino, non un ripasso.
Ascolta. E basta, senza il video
Cosa senti? Ti piace? Conta le cose che non sapevi di fare: usi dei filler: quelle paroline tipo "ehm", "uhm","quindi", "cioè", "praticamente"? Se sì, toglieli: ti fanno perdere potenza, ogni volta.
E poi il tono: è sempre lo stesso? Se dici qualcosa di eccitante, lo dici in modo eccitante? E qualcosa di importante, di triste, di drammatico: la voce lo rispecchia? Se sì, bene. Se no, prendi note operative: "in questa slide devo fare più X e meno Y", "qui mi manca il collegamento tra una slide e l'altra". Note precise, non sensazioni vague.
Guarda. E basta, senza la voce
Adesso la scena è tua, ma muta. Come ti muovi? Come stai sul "palco"? I gesti che fai rispecchiano quello che stai dicendo, o sono ore di pendolo casuale?
Hai la mano in tasca? Toglitela. È il modo in cui ti vedrà il pubblico, ed è l'unica occasione in cui puoi correggerlo senza testimoni. Dove guardi? Se hai il corpo chiuso: braccia conserte, spalle curve, baricentro indietro. il corpo sta dicendo "vorrei essere altrove", anche se la voce sta dicendo tutt'altro. Il pubblico crede sempre al corpo.
Poi riprova. Non serve all'infinito: serve fino a quando le note che ti prendi sono sempre più corte. Quando non hai più niente da scrivere, sei pronto.
Consigli pratici
Per quando il microfono si accende.
Quattro cose che puoi decidere oggi, per il prossimo talk. Nessuna richiede talento: richiedono solo di essere decise in tempo.
Non avere paura del pubblico
Il pubblico fa il tifo per te: vuole che tu abbia successo, vuole imparare qualcosa. E poi l'esperto sei tu: anche se sbagli, chi se ne potrebbe accorgere?
Evita il "Ciao, come sto"
Non presentarti all'inizio: a nessuno importa chi sei, o meglio, importerà dopo, se il talk è stato buono. Poniti in maniera umile, al livello del tuo pubblico. Come fece chi quel giorno non si laureò mai:
"Sono onorato di essere con voi oggi, per la vostra laurea in una delle migliori università del mondo. Io non mi sono mai laureato. A essere sincero, questa è la cosa più vicina a una laurea, per me."
Non parlare AL pubblico, ma PER il pubblico
Cerca il contatto, prova ad azzerare le distanze. È un dialogo, non una lectio magistralis. Il pubblico, a suo modo, ti risponde: con espressioni, rumori, applausi o silenzi. Ascoltalo: ti sta dicendo dove sei nella curva dell'energia.
Un po' di auto-ironia
Prenditi in giro, scendi dal piedistallo. Accentua i tuoi difetti, soprattutto se sono ben visibili: sei molto nervoso quando sali sul palco e sudi come un matto? Prenditi in giro, mostra che stai sudando, attira l'attenzione sulle orecchie rosse. Chi ti ascoltava teso si rilassa, e da quel momento sta dalla tua parte.
In conclusione
Preparato. Registrato. Riascoltato.
Il talk va preparato. Poi va vissuto come un film: energia che sale, scene d'azione e camere d'albergo, un finale al massimo. E va provato: con un registratore e uno specchio, che sono il pubblico più onesto che avrai mai.