Risorsa 01

E.M.O.G.I.S.

Un framework per dare le ossa al tuo talk: la struttura che tiene in piedi i film da cent'anni, tradotta per chi parla di tecnologia. Sei lettere e sei domande da rispondere prima di aprire PowerPoint.

Da dove nasce

Prima di spiegartelo, te lo racconto.

Sei uno sviluppatore con un talk accettato. Il CFP è passato, l'argomento lo conosci alla perfezione, il materiale c'è. La tua missione è una sola: una stanza che resta seduta fino alla fine, e che tre giorni dopo si ricordi ancora cosa gli hai detto.

L'ostacolo, quasi sempre, è lo stesso: parti dalle slide. Apro PowerPoint, elenco gli argomenti, ordino i bullet point. Costruisci l'elenco prima della storia, ed è come impastare il forno prima di sapere che torta vuoi.

Il rischio lo conosci: un talk tecnicamente impeccabile che finisce dimenticato, e la tua idea, quella buona, che resta chiusa nelle slide di qualcuno.

La guida, qui, è un telaio vecchio come il cinema: le sei domande che i grandi racconti si fanno da sempre. E.M.O.G.I.S. è quel telaio tradotto per i talk: un itinerario in sei lettere, da percorrere in ordine, per iscritto, prima di ogni slide.

E lo scopo? È semplice e un po' ambizioso: un talk che non si sposa con l'agenda, ma con la memoria di chi ti ascolta.

"Un talk senza struttura non è un talk.
È una lista di slide con un microfono acceso."

Le lettere, una per una

E

Eroe: Chi è il protagonista?

Mai tu. L'eroe del tuo talk è chi ti ascolta, o una persona precisa con cui può identificarsi. Non "l'architettura ha un collo di bottiglia": è Marta, on-call alle due di notte, che rilegge l'incident report per la quarta volta. Le storie iniziano quando entrano in scena le persone, non i sistemi.

M

Missione: Cosa sta cercando?

Cosa vuole davvero il tuo eroe: non cosa vuoi tu? Un deploy senza ansia, un cliente salvato, una deadline rispettata. Se la missione non è chiara, nessuno ha un motivo per restare fino alla fine: l'attenzione ha bisogno di sapere cosa c'è in palio.

O

Ostacolo: Cosa gli si para davanti?

Il villano. L'ostacolo che tiene sveglia il tuo eroe: il debito tecnico, la demo che si rompe in live, la feature flag dimenticata, la riunione che non finisce mai. Finché non dai un nome alla frustrazione, nessuno sente il bisogno di una soluzione, e il tuo contenuto arriva troppo presto.

G

Guida: Chi lo aiuta?

Sei tu, ma non come eroe. Come guida: il mentore che consegna la spada, lo strumento, la prospettiva. Nei film la guida non prende il titolo di credito: fa vincere l'eroe. Sei Q, non Bond. Il tuo talk vince quando chi ti ascolta sente che la battaglia è sua, e che tu gli hai dato qualcosa per affrontarla.

I

Itinerario: Che viaggio vive?

Tensioni crescenti e decrescenti, di solito tre passi. Non un elenco di argomenti: una salita. Ogni passo alza o abbassa la tensione, e la stanza resta seduta perché vuole sapere come continua. Se il tuo talk si può riassumere con "prima spiego A, poi B, poi C", è un elenco. L'itinerario ha una direzione.

S

Scopo: Come finisce, e perché conta?

Non il lieto fine: lo scopo più grande. Cosa succede all'eroe dopo? E cosa significa per te e per chi ti ascolta, oltre a questo talk? Lo scopo è il momento in cui dai alla stanza una frase da portare a casa: quella che si ricorderanno alla prossima retrospettiva.

Come si usa

Prendi il tuo argomento. Scrivi le sei lettere.

Il test è semplice: prendi il tema del tuo prossimo talk e scrivi una frase per ogni lettera, in ordine, per iscritto, senza edizione. Se una lettera resta vuota, la struttura ha un buco, e lo sentirai in platea, nel momento esatto in cui gli occhi tornano sui telefoni.

Se una risposta è debole, non sistemare la slide: sistema la risposta. È il vantaggio di partire dalla struttura: cambiare un'idea costa dieci minuti, cambiare quaranta slide costa un weekend.

La prova

Questa pagina, in due versioni.

L'intro che hai appena letto? È costruita con E.M.O.G.I.S.: lettera per lettera. Ecco cosa sarebbe stata senza.

L'intro senza E.M.O.G.I.S.

Versione documentazione

E.M.O.G.I.S. è un framework di strutturazione composto da sei elementi: Eroe, Missione, Ostacolo, Guida, Itinerario e Scopo. Il framework permette di dare una struttura narrativa a un talk tecnico prima della creazione delle slide. Di seguito la spiegazione dei sei elementi, con esempi applicati al mondo dello sviluppo software.

L'intro con E.M.O.G.I.S.

La versione che hai letto

E: Sei uno sviluppatore con un talk accettato. M: Una stanza che resta seduta fino alla fine, e che tre giorni dopo si ricorda ancora cosa gli hai detto. O: Parti dalle slide: costruisci l'elenco prima della storia. G: Un telaio vecchio come il cinema, tradotto per i talk. I: Sei lettere, in ordine, per iscritto, prima di ogni slide. S: Un talk che si sposa con la memoria di chi ti ascolta.

Forse funziona: sei arrivato fin qui a leggere.

Stesso contenuto, stessa lunghezza, stesso framework da spiegare. Ma la versione a destra non ti ha descritto niente: ti ha messo al centro della storia, ti ha dato una missione riconoscibile e un itinerario da seguire. Se ti ha portato fino in fondo alla pagina, immagina cosa può fare sul palco con il tuo argomento.

Esempi

Stesso talk, due modi di dirlo.

Prendiamo un talk tecnico reale: TDD nell'era dell'AI: come usare lo sviluppo guidato dai test per collaborare con gli agenti che scrivono codice. Ecco cosa cambia tra spiegarlo e raccontarlo.

Senza storytelling

TDD in the AI era: technical deep dive

In questo talk esploreremo lo sviluppo guidato dai test (TDD) applicato alla collaborazione con agenti AI.
Analizzeremo il ciclo red-green-refactor nel contesto del code generation, le strategie di verifica del codice prodotto da modelli linguistici e le tecniche per mantenere la qualità del software in un workflow ibrido uomo-macchina.
L'esposizione includerà esempi pratici di refactoring con AI e pattern di test.

Con storytelling

Il copilota che guida troppo veloce

E: Tu, che hai portato gli strumenti di AI coding nel tuo team.
M: Spedire veloce come prima, ma senza paura di ciò che c'è sotto.
O: L'agente scrive codice a una velocità che non riespi più a verificare: PR lunghe, review frettolose, bug "creativi" in produzione.
G: Il TDD: il volante per guidare l'AI invece di ripulire i suoi incidenti.
I: Tre passi: il test che dice cosa vuoi, l'agente che lo soddisfa, il refactor che tiene il codice tuo.
S: Puoi anche non fidarti dell'AI, ma dei tuoi test sì. E spedisci di nuovo senza ansia.

Stesso contenuto tecnico: ciclo red-green-refactor, verifica del codice generato, workflow ibrido uomo-macchina, esempi di refactoring. Ma la versione a destra ti mette al posto del guidatore, con un ostacolo che riconosci al volo e uno scopo che vale la pena portarsi a casa. Le slide tecniche e il codice arrivano uguale: semplicemente, adesso qualcuno li sta aspettando.

Adesso tocca a te

Non leggere le sei lettere. Riempirle.

Un framework si impara usandolo, non riconoscendolo. Per questo c'è un workbook di E.M.O.G.I.S.: una mini-app con le sei fasi della risorsa, una domanda per ogni lettera e i tuoi campi da compilare: con il tuo talk dentro, non con gli esempi. Scrivi, e ogni risposta si salva da sola nel browser; puoi creare più sessioni (una per talk) e quando la struttura è pronta la esporti in Markdown, con le domande e le tue risposte.