Risorsa 02
S.T.O.R.I.A.
Un framework per creare la narrazione del tuo talk, e non salire sul palco come se stessi leggendo una documentazione. Sei lettere, un ordine preciso: quello con cui funziona l'attenzione.
Da dove nasce
Prima di startelo a spiegare, te lo racconto.
Sei uno sviluppatore con un talk in scadenza. L'hai preparato davvero bene: l'argomento lo conosci, le slide sono in ordine, la demo funziona. Eppure hai un sospetto che non ti lascia dormire: che manchi qualcosa, e che la stanza, quel qualcosa, lo noterà.
Quello che ti frena è un'abitudine: spiegare, illustrare, elencare. La modalità documentazione. È l'ostacolo che tiene in scacco quasi ogni speaker tecnico, e quasi nessuno se lo nomina.
Il rischio, se non lo smonti, lo conosci già: quaranta minuti della vita di cento persone, una stanza che a metà guardava il telefono, e la tua idea, quella buona, che non è arrivata da nessuno.
S.T.O.R.I.A. è il mio intervento su questo ostacolo: sei lettere che trasformano un argomento in una narrazione, prima delle slide e dello script. Non è talento, non è ispirazione: è un ordine preciso, quello con cui funziona l'attenzione, che ho studiato nei racconti che restano in testa, dal cinema alle keynote memorabili.
E le aspettative? Il talk che la gente racconta ancora al caffè, tre giorni dopo. Non perché sei stato bravo: perché gli hai dato una storia da seguire.
"Nessuno si ricorda il tuo argomento.
Tutti si ricordano ciò che hanno provato seguendolo."
Le lettere, una per una
Someone: Una persona, non una cosa
La storia inizia quando qualcuno entra in scena. Non una tecnologia, non un'azienda, non un "team": una persona specifica con un nome e un problema. Il dad che deve giocare a calcio con i figli ma arriva a fatica. Lo sviluppatore che rilegge l'email per la quarta volta prima di rispondere. Più è precisa la persona, più la stanza si riconosce.
Tensione: Cosa non va, sotto la superficie
L'emozione sotto il problema: frustrazione, paura, desiderio, insoddisfazione. Dieci minuti di partita e il dad è seduto a bordo campo, finto occupato col telefono. La tensione non va dichiarata: va mostrata. Ed è la prima cosa che fa alzare gli occhi dal telefono: qualcuno si sta ponendo una domanda a cui non sa rispondere.
Ostacolo: Il villano che si para davanti
Cosa gli impedisce di arrivare dove vuole? Il debito tecnico, il processo sbagliato, la feature flag dimenticata, il "così si è sempre fatto". Il villano dà un nome alla frustrazione, e finché non ha un nome, la soluzione che hai preparato arriva sempre troppo presto. Dagli il nome, e la stanza ti seguirà volentieri quando la affronti.
Rischio: Cosa si perde davvero
Cosa va in gioco se l'eroe non ce la fa: tempo, soldi, opportunità, fiducia, reputazione, a volte la salute. Il rischio è ciò che trasforma un inconveniente in una storia: senza conseguenze, non c'è tensione; senza tensione, non c'è attenzione. E il rischio va detto in concreto: non "perdeva produttività" ma "perdeva i weekend".
Intervento: Dove entri tu, da guida
Il momento in cui il tuo lavoro entra nella storia. Ma attenzione al ruolo: non sei l'eroe che scende dal cielo, sei la guida che consegna lo strumento giusto. Il framework, la pratica, il processo, quello che il tuo talk insegna, è la spada che consegni all'eroe. Tu fai vincere lui. Se il talk funziona, chi ti ascolta pensa "posso farlo anch'io", non "che bravo che è".
Aspettative: La vita che viene dopo
Dipingi il futuro: come cambia la vita dell'eroe una volta superato l'ostacolo. I weekend tornati. Il deploy del venerdì fatto in silenzio, senza ansia. Le aspettative sono il motivo per cui chi ascolta agirà, e sono anche il posto dove chiudere il cerchio con lo scopo più grande del tuo talk. Non vendi il prodotto: vendi il lunedì dopo.
Come si usa
Prendi il tuo argomento. Scrivi le sei lettere.
Il test è semplice: prendi il tema del tuo prossimo talk e scrivi una frase per ogni lettera. Se una lettera resta vuota, la storia ha un buco, e lo sentirai in platea, nel momento esatto in cui gli occhi tornano sui telefoni.
Un consiglio pratico: scrivi prima S, T e O (persona, tensione, ostacolo) e leggile insieme. Se in quelle tre frasi non c'è qualcosa che ti stringe lo stomaco, cercane un'altra persona o un altro ostacolo: il resto del talk sta in piedi su quelle tre.
La prova
Questa pagina, in due versioni.
L'intro che hai appena letto? È costruita con S.T.O.R.I.A.: lettera per lettera. Ecco cosa sarebbe stata senza.
Versione documentazione
S.T.O.R.I.A. è un framework di storytelling composto da sei elementi: Someone, Tensione, Ostacolo, Rischio, Intervento e Aspettative. Il framework permette di strutturare la narrazione di un talk tecnico, evitando l'effetto "documentazione letta ad alta voce". Di seguito la spiegazione dei sei elementi, con esempi applicati al mondo dello sviluppo.
La versione che hai letto
S: Sei uno sviluppatore con un talk in scadenza. T: Hai un sospetto che non ti lascia dormire: manca qualcosa. O: La modalità documentazione: spieghi, illustri, elenchi. R: Quaranta minuti della vita di cento persone, e la tua idea che non arriva da nessuno. I: S.T.O.R.I.A.: sei lettere per trasformare un argomento in una narrazione, prima delle slide. A: Il talk che la gente racconta ancora al caffè, tre giorni dopo.
Forse funziona: sei arrivato fin qui a leggere.
Stesso contenuto, stessa lunghezza, stesso framework da spiegare. Ma la versione a destra non ti ha elencato niente: ti ha dato qualcuno da seguire (te stesso), un problema che è tuo, un rischio che hai già vissuto: e un motivo per arrivare fino in fondo alla pagina. Se ci sei riuscito, immagina cosa può fare sul palco con il tuo argomento.
Esempi
Stesso talk, due modi di dirlo.
Prendiamo un talk tecnico reale: sviluppare applicazioni OCR in Go integrando modelli AI multimodali tramite Ollama, live coding incluso. Ecco cosa cambia tra spiegarlo e raccontarlo.
OCR in Go con Ollama: technical deep dive
In questo talk esploreremo lo sviluppo di applicazioni OCR in Go attraverso l'integrazione di modelli AI multimodali tramite Ollama. Vedremo un confronto tra i modelli vision open source, le opzioni di esecuzione locale e cloud, e le differenze tra API generate e chat. L'esposizione includerà esempi pratici e live coding per la realizzazione di strumenti concreti.
La fattura che nessuno vuole rileggere
S: Giulia gestisce l'amministrazione di una piccola azienda: ogni mese, quattrocento fatture cartacee da trascrivere a mano. T: Due ore al giorno davanti allo scanner, gli occhi che bruciano, e la sensazione che il suo tempo valga più di così. O: Gli strumenti OCR "di sempre": licenze care, errori di formatazione continui, e il timore che un'AI non ce la faccia con i documenti italiani. R: Se non risolve, ogni trimestre il backlog cresce, e con lui il rischio di perderne una davvero importante. I: Ecco dove entriamo noi: modelli vision open source in Go, eseguiti in locale con Ollama. Il tuo laptop diventa il motore OCR. A: Live coding: in venti minuti costruiamo insieme lo strumento che porta le quattrocento fatture di Giulia da due settimane a due ore, e le restituisce il pomeriggio.
Stesso contenuto tecnico: modelli multimodali, Ollama, API generate vs chat, esecuzione locale o cloud, live coding. Ma la versione a destra ha una persona, una tensione, un ostacolo con un nome e un rischio concreto, e per questo la stanza aspetta il live coding invece di controllare l'orario. Le slide tecniche, i benchmark e il codice arrivano uguale: semplicemente, adesso qualcuno li sta aspettando.
Adesso tocca a te
La tua S.T.O.R.I.A., non la mia.
Il test di prima, una frase per ogni lettera, è ancora meglio se non resta in testa. Per questo c'è un workbook di S.T.O.R.I.A.: una mini-app con le sei lettere in fasi, la domanda di ognuna e i tuoi campi da compilare con il tuo argomento. Scrivi e si salva da solo nel browser; una sessione per talk, e quando la storia è pronta la esporti in Markdown, domande e risposte insieme.